13b) Valla. La Donazione di Costantino.
La confutazione di Valla alla presunta donazione di Costantino,
alla quale la Chiesa faceva risalire la sua giustificazione del
dominio temporale, non intende essere solo di tipo filologico, ma
si basa anche su un'analisi dell'epoca storica in questione.
Importante l'atteggiamento di fondo, che  quello di un uomo
moralmente indignato di fronte alla menzogna e alla truffa
perpetrate per secoli.
L. Valla, La falsa donazione di Costantino secondo, 6 e nono, 32-
33 (pagina 5).

Prima di confutare il testo della Donazione, unica difesa di
costoro, difesa non solo falsa ma stolta, occorre che mi rifaccia
un po' indietro.
Per prima cosa dimostrer che Costantino e Silvestro non erano
giuridicamente tali da poter legalmente l'uno assumere, volendolo,
la figura di donante e poter quindi trasferire i pretesi regni
donati che non erano in suo potere e l'altro da poter accettare
legalmente il dono (n del resto lo avrebbe voluto).
In seconda istanza, dimostrer che anche se i fatti non stessero
cos (ma sono troppo evidenti), n Silvestro accett n Costantino
effettu il trapasso del dono, ma quelle citt e quei regni
rimasero sempre in libera disponibilit e sotto la sovranit degli
imperatori. In terza istanza dimostrer che nulla diede Costantino
a Silvestro, ma al papa immediatamente anteriore davanti al quale
Costantino era stato battezzato; furono doni del resto di poco
conto, beni che permettessero al papa di vivere. Dimostrer
(quarto assunto) che  falsa la tradizione che il testo della
Donazione o si trovi nelle decisioni decretali della Chiesa o sia
tolto dalla Vita di Silvestro: non si trova n in essa n in
alcuna cronaca, mentre invece si contengono nella Donazione
contraddizioni, affermazioni infondate, stoltezze, espressioni,
concetti barbari e ridicoli. Aggiunger notizie su altri falsi o
su sciocche leggende relativamente a donazioni di altri
imperatori. Tanto per abbondare aggiunger che, anche se Silvestro
avesse preso possesso di ci che afferma di aver avuto, una volta
che o lui o altro papa fosse stato deietto dal possesso non
avrebbe pi possibilit di rivendica, n a norma delle leggi
civili n delle ecclesiastiche, dopo s lunga interruzione. Al
contrario (ultima parte della mia discussione) i beni tenuti dal
Papa non conoscono prescrizioni di sorta.
[...].
Poich voi non potete dimostrare ci che affermate, io, al
contrario, vi dimostrer che Costantino continu a possedere sino
all'ultimo giorno di sua vita e cos i suoi successori tutti: vi
tapper cos la bocca. Ma non sar impresa assai difficile e di
grande impegno mostrarvi ci. Si leggano tutte le storie latine e
greche; si chiamino pure tutti gli autori che hanno scritto di
quei tempi: non troverai alcuna contraddizione tra le fonti. Basti
uno tra mille: Eutropio. Egli vide Costantino e tre figli da lui
lasciati signori del mondo, e di Giuliano, figlio del fratello di
Costantino, cos scrive: Questo Giuliano che fu suddiacono nella
Chiesa romana e, fatto imperatore, apostat ritornando al culto
degli idoli, sal al potere e con grande apparato port guerra ai
Parti; a tale spedizione presi parte anche io. Non avrebbe
taciuto della donazione dell'impero di Occidente e non avrebbe
detto di Gioviano, che successe a Giuliano: Concluse una pace
necessaria, purtroppo, ma vergognosa con Sapore, ritirando i
confini e cedendo una parte dell'impero romano, cosa che prima non
era mai accaduta dalla fondazione dell'impero romano. Che anzi le
nostre legioni furono fatte passare sotto il giogo presso Caudio
da Ponzio Telesio e nella Spagna a Numanzia e in Numidia (pure
passarono sotto il giogo) senza per che vi fosse stata mai
cessione di territorio.
A questo punto mi piace chiamare in causa voi test morti,
pontefici romani, e te, Eugenio, che vivi, col permesso di Felice:
perch cianciate tanto della donazione di Costantino e minacciate
i sovrani che vendicherete l'usurpazione commessa a vostro danno
dall'impero? perch pretendete dall'imperatore e da altri principi
una confessione di vassallaggio a voi, quando si 
all'incoronazione, ad esempio, del re di Napoli e di Sicilia? Ci
non fece mai alcuno degli antichi pontefici, non Damaso di fronte
a Teodosio, non Siricio con Arcadio, non Anastasio con Onorio, non
Giovanni con Giustiniano, non altri santissimi papi con altri
ottimi imperatori, ma sempre riconobbero che Roma, l'Italia e le
provincie che ho ricordato appartenevano agli imperatori. Taccio
di molti monumenti storici e dei templi di Roma; si trovano ancora
(e molte ne posseggo io) monete di oro di Costantino gi cristiano
e poi di quasi tutti i successori con questa iscrizione, in
lettere latine non greche, sotto l'immagine della croce: Concordia
orbis. Se ne troverebbero numerose anche dei sommi pontefici, se
mai avessero imperato su Roma: non si trovano invece n di oro n
di argento n alcuno ricorda di averle viste, mentre non poteva
non battere proprie monete chiunque avesse comandato a Roma, fosse
pure con l'effigie del Redentore o di Pietro.
O ignoranti, non capite che, se fosse vera la donazione di
Costantino, non sarebbe rimasto pi nulla all'imperatore
dell'Occidente? Che razza d'imperatore, di re romano sar mai uno
se il suo regno  in potere di un altro ed egli non ha nulla pi.
Se  chiaro che Silvestro non ebbe il possesso, cio che
Costantino non effettu il trapasso di propriet, non c' dubbio
che non diede neppure il diritto di possesso, come ho gi detto, a
meno che non diciate che fu dato il diritto, ma che per una
qualche causa non fu dato il possesso. Gli dava ci che sapeva che
non sarebbe stato mai del papa; gli dava ci che non poteva
trasmettere; gli dava ci che non poteva venire in suo possesso se
non quando fosse stato estinto. Gli dava un dono che non avrebbe
avuto valore prima di cinquecento anni o addirittura mai. Dir ci
o pensarlo  da pazzi.
Ma  tempo ormai, per non essere prolisso, dare il colpo di grazia
alla causa degli avversari gi malridotta e quasi straziata. Tutte
le storie, quelle almeno che meritano tal nome, dicono che
Costantino fosse cristiano fin dalla fanciullezza insieme al padre
Costanzo, molto prima - dunque - del pontificato di Silvestro,
come - ad esempio - Eusebio, scrittore di una Storia
Ecclesiastica, che Rufino, non ultimo fra i dotti, volse in latino
aggiungendo due volumi intorno ai suoi tempi; tanto Eusebio che
Rufino vissero ai tempi di Costantino. Aggiungi la testimonianza
anche del romano pontefice, che non fu presente, ma fu il
promotore del battesimo, ne fu non testimone ma autore; e narr
non fatti di altri mai suoi. Parlo di papa Melchiade, cui segu
immediatamente, come papa, Silvestro; egli cos disse: A tanto 
giunta la Chiesa che accorrono alla fede di Cristo e ai suoi
sacramenti non solo i popoli, ma anche gli imperatori romani, che
tenevano il governo di tutto il mondo. Tra essi per primo il
religiosissimo Costantino, seguendo la vera fede, diede il
permesso a tutti i suoi sudditi non solo di diventare cristiani,
ma anche di fabbricare chiese e di donare beni alle chiese. Infine
lo stesso ricordato imperatore diede immensi doni ecclesiastici e
inizi la costruzione della prima Chiesa dedicata a S. Pietro;
lasci il palazzo imperiale e lo diede in godimento a San Pietro e
ai suoi successori. Melchiade non dice che da Costantino sia
stato donato altro che il palazzo lateranense e dei beni, dei
quali Gregorio I fa menzione spesso nel suo Epistolario. Dove
stanno coloro che non vorrebbero che noi revocassimo in dubbio se
sia valida o no la donazione di Costantino, quando essa avvenne
prima di Silvestro e concerne solo beni privati? Tutto ci sarebbe
chiaro ed evidente, ma tuttavia  meglio che discutiamo il testo
del privilegio, che codesti stolti sogliono addurre a prova.
[...].
Prima di tutto debbo accusare di disonest quel pseudo Graziano,
che fece delle interpolazioni a Graziano, e di ignoranza quelli
che credono trovarsi in Graziano il testo del privilegio, cosa che
i dotti non hanno creduto. Il testo non si trova nei pi antichi
manoscritti del Decretum. Se Graziano avesse ricordato la
Donazione, non l'avrebbe collocata dove la mettono costoro,
rompendo l'ordine della distribuzione della materia, ma l'avrebbe
collocata dove tratta del patto di Ludovico il Pio. Vi sono
innumerevoli passi nel Decretum in contraddizione con questa
Donazione; e uno  quello dove si trovano le parole di Melchiade
sopra riferite. Alcuni ritengono che l'autore dell'interpolazione
sia Palea, detto cos o perch tale fosse veramente il suo nome o
perch le sue aggiunte si possono ritenere paglia al confronto del
frumento di Graziano. Sia come si vuole, resta sempre che sarebbe
sconveniente alla grandezza di Graziano il supporre che egli o
ignorasse la Donazione o (se l'avesse veramente inserita lui) ne
avesse fatto gran conto e l'avesse giudicata vera. Bene; basta: ho
vinto. Prima di tutto, Graziano non la riporta come affermano
bugiardamente costoro; anzi in molti passi la nega e la confuta.
Poi sono costretti a tirare in campo un solo autore e ignoto e di
nessuna autorit e per giunta cos sciocco da attribuire a
Graziano cose che stanno in contrasto con altri suoi detti. Dunque
voi mettete avanti tale autorit? Vi fate forti della sola
testimonianza di costui? Riferite il solo testo dato da costui a
riprova di un fatto tanto importante mentre di contro ci sono
tante innumerevoli prove?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagine 84-87.
